Visualizzazione post con etichetta AltriSviaggi/reportage. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta AltriSviaggi/reportage. Mostra tutti i post

15.8.09

Patrick Chappatte, un fumettista in giro per il mondo

Sapete cos'é il graphic journalism?
Per saperlo date un'occhiata al sito di Patrick Chappatte, un disegnatore-fumettista che pubblica le sue vignette su Le Temps, l’International Herald Tribune e la Neue Zürcher Zeitung.
Chappatte ha anche pubblicato, su Le Temps e sul suo sito, alcune tavole di graphic journalism dal Giappone, dall’Iran, dalla Costa d’Avorio, dall’Eliseo, da Gaza, dal Libano e ora dall’Ossezia del Sud.
A ottobre, sarà al festival di Internazionale a Ferrara.
Ah...il mio Internazionale delle meraviglie!
by Cat

P.S.Per sapere come si vive in Ossezia del Sud leggete il suo ultimo reportage!



N.B. Ho "preso" le Immagini di questo post direttamente dal sito di Chappatte: globecartoon.com

Patrick Chappatte

27.1.09

6 milliards d'Autres

6 milliards d'Autres, progetto di Yann Arthus-Bertrand che raccoglie le testimonianze spontanee di 5000 persone di 75 nazioni intervistate sulle domande principali della vita.

LINK:
6 miliardi d'Altri: versione italiana del sito originale francese (si possono passare giorni a seguire tutte le interviste catalogate!).
il Taccuino dell'Altrove: blog dell'antropologo Giovanni Gugg, che in questo post spiega questo interessantissimo progetto.

31.7.08

“Vive Sainte Sara!”



Latcho drom a tutti noi!

Curiosità
LATCHO DROM è un film/documentario di Toni Gatlif in cui ritrovare anche le celebrazioni in onore di Santa Sarah.
Latcho Drom è un film musicale che traccia le tappe di un viaggio storico: quello dei zingari dall’India fino all’Egitto. (...)
“Ho voluto fare un film -dice Tony Gatlif- di cui i Rom potessero essere fieri e non esibire la loro miseria. Ho voluto alzare un inno al popolo che amo anche perché i Rom, continuamente emarginati dagli altri, sentono il bisogno di essere rispettati, anche solamente un poco.” In lingua romanés Latcho Drom significa Buon viaggio. E’ quello che il regista augura agli zingari di tutto il mondo.

Toni Gatlif
Nato ad Algeri nel 1948. Dalle sue origini in parte algerine e in parte tzigane ha tratto ispirazione per molti dei suoi film. La Terre au Ventre (1978) riguarda la guerra in Algeria. Les Princes (1982) parla invece dell'altra sua "metà" del'anima, quella zingaresca. Occhio appassionato e attento agli emarginati: La rue du Départ (1985), Pleure pas My Love (1988), con Fanny Ardant, storia di una drammatica passione vissuta ai margini del mondo del cinema. Dopo Gaspard et Robinson nel 1990, Gatlif ha dedicato due anni a Latcho Drom, vincitore di molti premi, dedicato alla cultura Rom nel mondo letta attraverso la musica e la danza.

30.7.08

Latcho Drom


Solitamente odio fare progetti, ma in questo caso, non so voi, forse io so dove sarò fra circa un anno...

Francia - Saintes Maries de la Mer (06.6.2005)
Viva Santa Sara
di Paola Rivetti

Ogni anno il popolo nomade si ritrova per festeggiare la santa più amata dalla gente del viaggio.
Saintes Maries de la Mer, città meridionale della Francia, si colora di musica e danze gitane ogni maggio in onore della santa più amata dalla gente del viaggio, Santa Sara.
Nel piccolo comune così si materializza l’incubo dell’uomo metropolitano moderno, cittadino e possidente: ci sono solo “zingari”. 
Questa festa ha perciò il grande merito di mostrare il volto aperto del popolo del viaggio,normalmente invece chiuso ed obbediente a norme ferree: la netta separazione che vige tra gli appartenenti alle varie famiglie “nomadi” e i Gagè, gli stranieri, qui si dissolve, e tutti sembrano pensare solo a divertirsi e festeggiare. 

Rom, Sinti, Gitanos e Manouches arrivano da tutta Europa, armati di chitarre e violini per rendere omaggio a questa santa, che si narra arrivò con una piccola imbarcazione dalla Giudea nell’anno 40 d.C. Era la serva di Maria Salomè e Maria Giacobbe ed è chiamata Sara “la Kali”, ovvero la Nera, la cui santità non è però mai stata riconosciuta dalla Chiesa di Roma. 
Tuttavia, esistono molte altre leggende e tradizioni sulla sua origine. 
Una versione, accreditata dalla tradizione rom, narra che Sara fosse una gitana residente in Provenza, che salvò le due Marie da una tempesta. Si dice anche che fosse un’abbadessa egiziana che arrivò in Camargue dalla Libia. Quello che è sicuro, è che Santa Sara è un enigma storico difficile da risolvere. 

La processione.
Il 24 di maggio la statua di Santa Sara viene portata in mare da una processione composta da cantori, ballerini e gente a cavallo.
Sulla spiaggia la attendono moltissimi fedeli che intonano canti e danzano nell’attesa.
La statua della santa è preceduta da uomini a cavallo, dai musicisti, e da una piccola autovettura che diffonde tramite un altoparlante la storia di Santa Chiara e la storia delle persecuzioni contro il popolo Rom, dalla barbarie nazista all’emarginazione sociale che questi vivono nelle moderne metropoli. Appena arriva sulla spiaggia, una calca di persone la segue in acqua, cantando “Vive Sainte Sara!”, e cercando di toccarne le vesti per ricevere fortuna e grazia.
La santa viene poi portata nella cripta della chiesa cittadina, dove centinaia di candele sono accese e dove i bambini vengono presentati alla santa.
Questa è infatti anche l’occasione per battezzarli.
Una grande quantità di persone tiene nelle mani una candela, a testimoniare la loro fervente devozione. 

La festa.
La cosa che colpisce maggiormente è la festa che segue la celebrazione religiosa. Prosegue fino a tardissima notte e coinvolge tutti con canti e balli.
Numerosissimi sono i Gitanos spagnoli e i Manouches francesi. Arrivano in molti però anche dal nord e dall’est Europa.
Per le strade di Saintes Maries la festa imperversa.
Il giorno seguente, il 25 maggio, si celebrano le due Marie, Maria Giacobbe e Maria Salomè, che secondo la tradizione erano le padrone della schiava nera Sara.
Quest’ultima celebrazione è seguita anche dai cittadini francesi della municipalità, che insieme ai Rom accompagnano in processione le due Sante.
Quello che più piacevole resta nella memoria di quei giorni è il clima di reciproca tolleranza ed integrazione, realizzata attraverso la musica e il rispetto delle differenze.

Su Santa Sarah...
Sarah-la-Kali (Sara la nera) ricorda senza dubbio la divinità indiana Kali (Bhadrakali, Uma, Durga, e Syama) (Fonseca, 1995, 106-107). Questo nome concorda con l’ipotesi dell’origine indiana della comunità Rom che giunsero in Francia verso il IX secolo. La Santa rappresenta una manifestazione sincretistica e cristianizzata della dea Kali. Durga, altro nome di Kali, dea della creazione, della malattia e della morte, rappresentata con il volto nero, durante un rito annuale in India viene immersa nella acque e poi fatta emergere. 
Sara la nera ricorda altresì il culto alla Vergine Nera, con cui è evidentemente confusa. 

Info. su luoghi, miti&tradizioni:
www.inviaggionelmondo.it/SAINTES_MARIES.htm
www.saintesmaries.com/

6.6.08

Fabrizio Gatti - La preparazione di un reportage sotto copertura



Inviato del settimanale L’Espresso, a cui è passato nel 2004 dopo aver a lungo scritto per il Corriere della Sera, deve la sua notorietà alle numerose inchieste condotte sotto copertura. E’ stato in Moldavia, Romania, Albania, Egitto, Marocco, Tunisia, Niger, Mali, Senegal e Venezuela per ripercorrere i viaggi delle vittime della prostituzione, del lavoro nero e dell’immigrazione clandestina. Nel 1998 ha vissuto in una baraccopoli alla periferia di Milano. Ha poi condotto inchieste sulle trasformazioni nel mondo del lavoro globalizzato, sul trattamento subito dai rifugiati kosovari che varcavano il confine svizzero e sui centri di permanenza temporanea dove vengono detenuti gli stranieri senza documenti. Nel 2000 si è fatto rinchiudere nel centro milanese di via Corelli e, nel 2005, nel cpt di Lampedusa, con il nome di Bilal Ibrahim el Habib. Bilal è divenuto il titolo del libro che ha vinto il Premio Terzani.  Per il suo reportage sulle condizioni degli immigrati che lavorano come braccianti nell’Italia meridionale gli è stato assegnato, nel 2007, il prestigioso premio giornalistico dell’Unione Europea (Journalist Award). Tra le sue inchieste più conosciute, va ricordata quella sul “Policlinico degli orrori” a Roma. E’ autore del libro per ragazzi Viky che voleva andare a scuola (2003). Bilal è stato pubblicato da Rizzoli nell’autunno 2007 per la collana 24/7.

*

Add to Technorati Favorites