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11.12.09

KidZdream: il mondo visto attraverso i sogni dei bambini

Leggo sul sito di repubblica.it della nascita di un affascinante progetto: la raccolta nel portale www.kidzdream.org dei racconti che i bimbi di tutto il mondo fanno dei loro sogni. L'iniziativa è appena partita e per ora raccoglie testimonianze dei bambini Italiani (Napoli, Roma, Venezia), Senegalesi (Mbour) e Spagnoli (Barcelona).

Da vedere!

Riporto dal sito citato...

by Daniele


Premesse
Le esperienze di Dinamo Italia con la RAI e con organizzazioni internazionali quali UNICEF e ONU e con WWF Italia nella realizzazione di news realizzate con i bambini come piccoli giornalisti (Neonews, TG minimo, La liberazione dei cortili, Snow news ecc.) e spot sociali realizzati sempre con i bambini come interpreti, ci hanno insegnato due cose fondamentali:

1) La forza e la sintesi delle cose raccontate dai bambini davanti ad una telecamera. Le parole e il modo di formulare i loro pensieri, le espressioni del viso, i gesti, forniscono una comunicazione unica, irripetibile e «bambinesca». Questo, però, a condizione che i bimbi si sentano a loro agio, al di fuori cioè da ogni sovrastruttura culturale e formale imposta dalla scuola, dai genitori o dalle stesse strutture dei media.

2) Le idee «vere» dei bambini sono un antidoto unico contro le stereotipie e banalità proprie dei media a grande diffusione.
Tali idee, anche quando ripetono gli stereotipi del mondo degli adulti, lo fanno con un inconscio e inevitabile distacco ironico, un'onestà spontanea che crea una distanza e un sano specchio deformante rispetto ai contenuti.



I bimbi e l'arte di raccontare i sogni
Da esperienze sul campo, come spesso capita, avevamo notato che quando ai bimbi chiedevamo di raccontare un «loro sogno onirico», quello che si ricordavano meglio o che era loro piaciuto di più, si apriva un canale di comunicazione molto particolare.

I bambini - in età tra i 6 e i 12 anni - raccontano molto volentieri i loro sogni che ricordano con grande dovizia di particolari. Ma non solo, parlano in modo più forbito di quanto facciano normalmente e delineano racconti e situazioni complesse in modo chiaro e, per quanto possibile con materiali onirici, esaustivo.

Da qui l'idea di trovare un modo per far raccontare ai bimbi il loro sogni. Però la televisione non ci pareva in questo caso il mezzo più adatto e quindi il progetto è rimasto «stand by» fino a che si è arrivati ad una possibilità di comunicare tali sogni attraverso WEB.

Un progetto Web 0/12 per una banca online dei sogni dei bambini

Da Artefacta a KidZdream
Dall'esperienza da noi maturata con il format multimediale on line ARTEFACTA basato appunto su mappe stile Google e menu di piccoli film di 90-120 secondi nasce KidZdream.
L'idea di realizzare un contenitore, una banca dei sogni dei bambini, trova una sua adeguata realizzazione su Internet.

La preparazione
Ai bimbi viene chiesto di concentrarsi sul sogno che ricordano meglio o preferiscono.
Viene anche richiesto di pensare ai dettagli: i luoghi, i colori, le persone, ecc.
Alla fine si propone loro di fare un disegno del sogno.


Dreamboxes
In modo molto semplice vengono realizzate delle riprese, tipo video box dei sogni.
Camera fissa, spesso con dietro la lavagna.
Risultato una serie di piccole interviste-racconto di 60-120 secondi. In esse i bambini con parole loro e con la propria gestualità raccontano il loro sogno: quello preferito, quello più pauroso o quello che ricordano meglio.
Alla fine mostrano e spiegano le immagini del loro disegno.


Il sito
Il contenitore è un sito Web secondo il format Artefacta cioè composto solo di mappe e di piccoli film con i sogni dei bambini.
Si parte da una mappa del mondo e si pongono degli indici nelle varie città dove i bambini hanno raccontato i loro sogni.
Il processo si evolve fino ad avere in prospettiva moltissimi luoghi del mondo visti attraverso i sogni dei bimbi.

Lingue e sottotitoli
I sogni verranno sempre raccontati nella lingua madre perché non perdano di freschezza e spontaneità. È infatti essenziale che i bambini si sentano completamentea loro agio e possano raccontare il sogno nei loro modi: con le parole, le smorfie, gli ammiccamenti, i sorrisi e gli irripetibili movimenti delle mani e del corpo. Nel sito verranno quindi inseriti sottotitoli in varie lingue per rendere comprensibile a tutti il racconto, lasciando però inalterata la forza comunicativa originale.

La redazione: filtro attivo e costante
Nessun accesso diretto o blog o altre forme aperte di social network sono previste o ammesse per questo sito. Tutto arriva ad una redazione di esperti che decide e valuta le opportunità di messa in onda.

2.12.09

The man in a van project (In che modo la crisi ha influito sulla tua vita? Raccontalo qui )

"Facevo il direttore in un negozio di quadri dove lavoravo da sei anni, quando mi hanno licenziato.
Ero disperato e non trovavo lavoro.
Così quando ho sentito parlare dell’ArtPrize, un concorso Usa per artisti emergenti con premio di 250mila dollari, ho avuto una folgorazione: dovevo andare nei luoghi colpiti dalla recessione e raccogliere le storie.
Sulla fiancata del mio van ho scritto: - In che modo la crisi ha influito sulla tua vita?
Raccontalo qui -".

"E sono partito con destinazione finale Grand Rapids in Michigan, sede del concorso".

Aaron Heideman


67 giorni, 20 stati, 37 città*, 12mila miglia percorse, 10mila persone, blog, webpage, twitter, flickr...tutto per raccogliere, raccontare e, soprattutto, condividere delle storie.


Tell me your story!



Aaron, 29 anni, ha trasformato l'unica proprietà rimastagli -il suo furgoncino- in un' opera d'arte collettiva, itinerante e in divenire.

Ho pensato a lungo a questa storia...quello che m'ha colpita, ciò che mi colpisce ancora, è (fuor di retorica)la capacità di trasformare creativamente una disgrazia in un'opportunità.
E mi sono vergognata di me stessa.

What do you do?

Aaron non s'è pianto addosso e non s'è fermato anzi, ha investito il poco denaro rimastogli in carburante e s'è messo in moto, in viaggio.

Ha vissuto nel suo furgone, ha mangiato quel che capitava, si è finanziato attraverso la vendita di magliette e le donazioni.

Ma, soprattutto, non s'è tenuto la frustrazione e la disperazione per sé, ha condiviso la sua storia, invitando gli altri a condividere la propria mettendo a loro disposizione un rotolo di carta e la carrozzeria del furgoncino.


E' come se si fosse trasformato in un cantastorie creando spazi, tempi e occasioni per il dialogo e la condivisione.





Quel che emerge dalla fine del suo viaggio non è solo un racconto a più voci o una sorta di indagine sociologica sugli effetti della crisi, ma un esorcismo collettivo lungo 45 metri(esorcismo che avviene quando ci si siede in cerchio e si racConta)...tanto è lungo il rotolo su cui le persone che ha incontrato sono state invitate a lasciare la propria testimonianza.

Alla fine l'ArtPrize non l'ha vinto, ma il suo progetto continua.

Scrive sul suo sito:

"Non è finita fino a quando queste storie vengono raccontate ad un pubblico di massa (...). Ho intenzione di scrivere un libro ora, mi auguro solo che farà giustizia a tutte le cose che ho imparato lungo il cammino".
by Cat

Se volete sostenerlo clikkate qui: themaninavanproject.com

PhotS: flickr.com

P.S. Personalmente mi ricorda The 1000 Journals project di cui ho scritto qui e qui


* le 37 città

July 1, 2009 Eugene, OR
July 2, 2009 Portland, OR
July 3, 2009 Bend, OR
July 4, 2009 Ashland, OR
July 5, 2009 Sacramento, CA
July 6, 2009 Fresno, CA
July 7, 2009 Bakersfield, CA
July 9-11, 2009 Los Angeles, CA
July 12, 2009 Riverside, CA
July 14, 2009 Las Vegas, NV
July 16, 2009 Phoenix, AZ
July 19, 2009 Denver, CO
July 26, 2009 Austin, TX
July 30, 2009 New Orleans, LA
August 1, 2009 Nashville, TN
August 3, 2009 Atlanta, GA
August 5, 2009 Orlando, FL
August 6, 2009 Sarasota, FL
August 7, 2009 Fort Lauderdale, FL
August 8, 2009 Palm Beach, FL
August 10, 2009 Jacksonville, FL
August 12, 2009 Columbia, SC
August 13, 2009 Charlotte, NC
August 15, 2009 Washington DC
August 17, 2009 New York, NY
August 18, 2009 Providence, RI
August 21, 2009 Flint, MI
August 30, 2009 Ithaca, NY
September 2 Harrisburg, PA
September 4 Alliance, OH
September 6 Elkhart, IN
September 7 Chicago, IL
September 10 Detroit, MI
September 12 Ann Arbor, MI
September 13 Saginaw, MI
September 14 Lansing, MI
September 15 Grand Rapids, MI

9.11.09

Strange maps (dal mio Internazionale delle meraviglie...sempre)


E' passato un anno da quando segnalavo un sito straordinario dedicato alle mappe e agli itinerari di ogni tipo (per rileggere il post cliccate qua), ma Internazionale non finisce mai di stupirmi...

L’isola che non c’era, ora c’è
Sul sito
Strange maps si trovano migliaia di cartine che definire tematiche è riduttivo.

Mappe storiche (una rivisitazione di Londra dell’ottocento, le vacanze di Roosevelt), bibliche (la Terra dopo il diluvio universale), immaginifiche (un’Europa dalla forma rivista e corretta, Atlantide, il profilo canino di alcune città), mappe realizzate su pergamene, tappeti e corpi umani.

L’ultimo post ricostruisce graficamente due saghe letterarie decisamente intricate: Il signore degli anelli e Guerre stellari. Personaggi, incontri, separazioni, battaglie, compongono un’inedita flow chart e insieme a una cartina della
Terra di mezzo fanno da supporto visivo alla la trilogia più popolare del mondo.
Fonte: Internazionale.it

13.4.09

Fuhuojie e qiaokeli: Pasqua e cioccolato.

Un'altra curiosità dal mio Internazionale delle meraviglie...
by Cat

Pasqua made in China
di Marzia De Giuli

Fuhuojie e qiaokeli: Pasqua e cioccolato. Le due parole vanno di pari passo. La Cina è sempre più incuriosita dalle ricorrenze religiose occidentali.

Per rendere l'idea della Pasqua, ogni sito d'informazione che si rispetti parla delle uova di cioccolato. L'agenzia China.org è andata a scovare la città belga di Ghent, ''famosa per le tradizioni cristiane e per la bontà del cioccolato''. Un video illustra l'arte dei più raffinati produttori.

Una blogger dedica una sezione del suo diario alle immagini dei supermercati italiani pieni di uova di ogni dimensione. Segue una lunga serie di apprezzamenti, soprattutto per le confezioni sgargianti. Qualcuno si chiede quando l'intrigante festa arriverà anche in Cina. Per ora non c'è quasi traccia della Pasqua, tranne che negli hotel e nei ristoranti frequentati dagli stranieri.

Mentre nelle metropoli cinesi il Natale è già da anni celebrato con grande sfarzo – Babbi e alberi invadono letteralmente strade e negozi – la Pasqua rimane dall'altra parte del globo. Forse ancora per poco, visto che – come osserva un lettore - ''in fondo le vostre uova di cioccolato le fabbrichiamo noi, perché allora non tenercene qualcuna?…''
Fonte: Internazionale.it

15.12.08

SpazzaMapp 2.0 ovvero le mappe sociali della "monnezza"


Madonna scheletrita, 2008
Bertozzi&Casoni


Su ecoblog.it ho appena trovato 2 iniziative interessanti...so che proporre un viaggio nella monnezza di questi tempi non è politicamente corretto, ma prima che col 2008 buttiate dalla finestra anche qualcos'altro, pensate a questi siti (spazzamap e termovalorizzatori.it)e alle loro mappe... il primo gennaio 2009 potrebbe figurarvi anche casa vostra ;)!

Ecco di che cosa si tratta:
1. 
Termovalorizzatori in Italia
Il primo Social Network Italiano per il monitoraggio Ambientale su base Geomatica
Segnalare un problema per condividerne la soluzione
Inviaci una segnalazione su un impianto/discarica di cui sei a conoscenza e che ancora non compare nelle nostre Mappe.

Rendi noto qualcosa della tua zona e confrontati con gli utenti a livello nazionale sulla soluzione.
Le difficoltà spesso sono simili per località e situazioni molto distanti tra loro possono avere soluzioni comuni.


La segnalazione verrà controllata e verificata dallo staff e successivamente pubblicata nel nostro archivio.
Gli utenti potranno poi partecipare ed arricchire di informazioni e commenti la tua seganalazione.
L'anonimato sarà tutelato.


2. 
April 5, 2008
SpazzaMAP: Immondizia 2.0 - come il web può aiutare la vita di tutti i giorni
Il progetto SpazzaMAP è un sistema di denuncia dell’inquinamento ambientale, in cui i cittadini segnalano in tempo reale la presenza di eccedenze di immondizia in strada, con lo scopo di fornire una visione generale dell’impatto di questo grave problema sulla vita di tutti i giorni.
La situazione in cui versa la Campania in questi anni e la voglia di reagire, sono le motivazioni che hanno portato
un gruppo di giovani ingegneri campani a voler affrontare il problema dell’immondizia da un punto di vista innovativo. 
Il progetto SpazzaMAP cerca di creare una rete di informazioni, quanto piu’ attendibile e condivisa possibile, per la “denuncia” anonima delle situazioni ambientali più bisognose di intervento.
Il progetto si inquadra in un contesto più ampio di utilizzo delle nuove tecnologie, del Web 2.0 e delle reti sociali, per aumentare la consapevolezza del cittadino relativamente ai problemi della propria città.

Il progetto SpazzaMAP e’ stato ideato e realizzato dallo Studio Ingegneria ReACT nel 2007. 
Aiutateci a portare avanti questa nostra iniziativa sociale facendola vostra.

3. (fonte ecoblog.it)
Lo staff del blog di Beppe Grillo ha avuto l’idea brillante di incrociare la mappa degli inceneritori italiani con la riduzione dell’aspettativa di vita a causa delle PM 2,5, ovvero delle particelle microscopiche di diametro inferiore ai 2,5 millesimi di millimetro.
Evidentemente non si tratta di uno studio scientifico - non ci sono indicazioni su come sia stata costruita la carta, né su quali dati sono stati utilizzati e da dove sono stati presi. Ma la mappa è comunque illuminante: le macchie nere sulla pianura padana valgono più di cento parole.

2.11.08

woices: del suono del mondo...

Dal mio Internazionale delle meraviglie un'altra chicca suggerita da Ethan Zuckerman.
La possibilità ,offerta da woices, di creare e disporre di mappe sonore è davvero suggestiva! L'unica cosa su cui dissento con Zuckerman è la proposta di installare un "discreto" sistema di videoconferenza per collegare in maniera casuale luoghi lontani...a parte il fatto che credo che esistano svariate webcam sparse per il mondo, è un'idea che puzza di "grande fratello" che non mi piace per niente! 
Meglio le suggestioni dei suoni ...


Woices, and weird windows on the world
di Ethan Zuckerman

Ho un'idea che mi ronza in testa da un po' di tempo. Mi è venuta in mente mentre chiacchieravo con Dale Joachim, un ingegnere dell'Mit che usa il cellulare per studiare i gufi: chiama nella foresta di notte, trasmette il richiamo di un gufo e ascolta le risposte attraverso dei microfoni gsm.
L'idea di ascoltare i luoghi mi ha fatto pensare a tutti i posti simili che esistono nel mondo: un Kentucky Fried Chicken di Canton, in Ohio, e uno di Canton in Cina, per esempio. Da un lato sono due spazi identici, dall'altro sono profondamente diversi.
Mi piacerebbe creare delle finestre tra questi luoghi: si potrebbe installare un sistema di videoconferenza molto discreto – un monitor e una webcam – e collegare in modo casuale due spazi affini.
Così dal nostro ristorante in Ohio potremmo avere una finestra sulla Cina, e qualche minuto dopo sul Pakistan o sulla Polonia. Potremmo ascoltare le conversazioni che si svolgono dall'altra parte, o addirittura guardare il monitor e parlare con qualcuno.
Alcuni di questi luoghi avrebbero un legame molto evidente: due Starbucks, per esempio. In altri casi, invece, il legame sarebbe più concettuale, come quello tra un centro commerciale e il mercato all'aperto di Makola, ad Accra.
Il progetto Woices
Si potrebbe anche sostituire lo specchio sopra un lavandino di un bagno pubblico con un monitor e associarlo a un monitor sopra un altro lavandino dall'altra parte del mondo.
Le immagini potrebbero essere trasmesse in streaming su internet: non solo avremmo un'idea della diversità dei due posti, ma sarebbe anche una grande opportunità per studiare le possibili interazioni tra gli esseri umani.
Come ci comporteremmo di fronte a queste finestre? Le ignoreremmo come facciamo di solito quando ci troviamo in spazi pubblici? Saluteremmo educatamente gli altri clienti, prima di tornare al nostro piatto? Oppure rivolgeremmo la parola all'uomo che beve un caffè in Bahrein e alla donna che vende pesce ad Accra?
Se fossi Cory Doctorow ci scriverei un racconto. Sarebbe la storia di un gruppo di ragazzini brasiliani che fa amicizia con un altro gruppo in Cina, comunicando attraverso i monitor. I ragazzi si darebbero appuntamento davanti allo schermo nella speranza che l'algoritmo li connetta casualmente ai nuovi amici, e non a una stanza di tedeschi dalla faccia austera.
Forse esiste una catena di ristoranti o di negozi abbastanza folle da realizzare un'idea del genere. Si potrebbe fare una prova su scala ridotta in un Walmart o in un Best Buy, convertendo uno schermo televisivo o il monitor di un computer in una finestra. Secondo me la cosa più affascinante sarebbe avere una finestra che passi inosservata in uno spazio pubblico, per esempio un ristorante.
Tutto questo mi fa tornare in mente Woices, un sito che permette di taggare spazi geografici attraverso piccoli brani audio. Queste tag, chiamate "eco", messe insieme formano un nuovo tipo di guida turistica. Con un telefono in grado di rilevare il posto esatto in cui siamo, è possibile ascoltare i discorsi che le altre persone hanno lasciato in giro per il pianeta.
Oggi, per esempio, ho ascoltato alcune persone leggere il menù in un ristorante giapponese a Terragona e discutere di un pellegrinaggio a Santiago di Compostela, in Galizia.
Per farsi un'idea di come funziona Woices è meglio conoscere lo spagnolo, ma non esiste un linguaggio specifico per la tecnologia. Mi piace l'idea che un posto raccolga sia la voce di chi ci abita sia quella di un turista che sta imparando a conoscerlo.
Forse questo è un modo più pratico per realizzare la mia idea, e dovrei semplicemente cominciare ad annotare tutti i Kentucky Fried Chicken dove mi capita di mangiare. Da Canton a Canton.

ETHAN ZUCKERMAN lavora al Berkman center for internet and society. Nel 2004 ha fondato il sito Global Voices insieme a Rebecca MacKinnon. Questo articolo è uscito sul suo blog con il titolo Woices, and weird windows on the world.

25.10.08

my favourite song (sperando che si scriva così) ...

Il cielo sopra Berlino è, in assoluto, il mio film preferito.
Potrei scrivere molte cose su questa pellicola, tante sono le cose che si potrebbero dire sui suoi molteplici livelli di significato...ma non annoierò nessuno :)

meglio vedersi qualche clip (meglio però, come suggerisce Daniele,andarselo a vedere TUTTO! Io vi suggerisco delle sequenze come se fossero pagine tratte da un libro...):

...quando il bambino era bambino...







Marion



Due le canzoni che non mi riesce di separare dal film: una è One e l'altra (la mia preferita, ormai inscindibile dalle persone che amo) è Stay (Faraway, so close!).
Perché scrivere di film e di canzoni? 
Forse perché, al di là di tutti i suoi possibili significati, "Il cielo sopra Berlino" è, per me, il più suggestivo ed emozionante taccuino di viaggio che abbia mai visto.

One



U2- Stay (Faraway, So Close!)

Caricato su Dailymotion da Kilgore81

Aspettando di andare a Berlino...col rammarico di non esser riuscita a vederla coi miei occhi prima della caduta del muro.
P.S. "Berlino" (la città intesa come luogo simbolico, luogo dell'anima) è per me (che lo voglia o no) Roma.

Three o'clock in the morning
It's quiet and there's no one around
Just the bang and the clatter
As an angel runs to ground

Just the bang
And the clatter
As an angel
Hits the ground

24.10.08

Discesa su titano

Surreale...

13.10.08

Internazionale mon amour...

...come si fa a non amare Internazionale???
Questa "scatola delle meraviglie" mi permette di viaggiare anche quando sono costretta a casa (mi sento un po' Salgari ;)). 
BuonaLettura&BuonSviaggio!

La globalizzazione in una scatola
Seguire il viaggio di un container, disegnare mappe che presentano un nuovo punto di vista. Ethan Zuckerman cerca nuovi modi per osservare il mondo.


Le navi portacontainer mi affascinano. Sono la mia metafora preferita della globalizzazione. Quando vado in una città portuale, spesso chiedo ai miei amici di accompagnarmi a vedere le gru che caricano e scaricano le pile di container rossi, blu e grigi. Ma loro non sempre sono felici di stare in macchina a guardare il commercio globale attraverso una recinzione di metallo.
È per questo che mi entusiasma molto il progetto The box: la Bbc, in collaborazione con la compagnia di trasporti Nyk, permetterà di seguire su internet il tragitto di un container per un anno intero. Il container ha il logo della Bbc e un trasmettitore gps, ma per il resto sarà usato esattamente come qualunque altro container in viaggio da un porto all'altro.
L'idea si ispira al meraviglioso libro di Marc Levinson, The box. La scatola che ha cambiato il mondo (Egea 2007), ma ricorda anche il romanzo di William Gibson Guerreros (Mondadori 2008), oppure Box boats di Brian Cudahy.
Uno degli obiettivi della Bbc è mostrare la complessità della rete di comunicazione del pianeta. Se potessimo seguire gli spostamenti di tutti i container del mondo potremmo capire, per esempio, quali paesi hanno instaurato dei legami forti.
Trovare delle mappe che mostrano i movimenti dei container, però, è molto difficile.
Forse perché per realizzarle ci sarebbe bisogno della collaborazione tra decine di aziende e centinaia di autorità portuali, o forse perché queste mappe potrebbero rivelare i punti deboli della rete globale del commercio.
Spostarsi da New York a Londra
Gran parte delle cartine che ho trovato si basano sul colore, altre invece sono più interessanti: in quelle di Worldmapper, per esempio, la dimensione dei paesi cambia rispetto al dato rappresentato.
Ce n'è una che mostra da dove partono tutti i passeggeri (1,6 miliardi) che viaggiano in aereo ogni anno, ma non dice dove sono diretti: raffigura il fenomeno su base nazionale e non spiega il legame tra i vari paesi.
C'è una mappa particolarmente interessante della Princeton university che mostra le rotte delle navi a vapore all'inizio del novecento. Per me queste sono delle "mappe infrastrutturali" o "mappe potenziali": ci mostrano dove esistono dei collegamenti potenziali, ma non dicono quanto spesso vengano usati.
Quante navi a vapore hanno viaggiato da New York a Pernambuco, in Brasile, e quante da New York a Liverpool? Quali collegamenti erano vitali per il commercio internazionale e quali esistevano semplicemente per permettere alle navi di rifornirsi?
Cercando delle mappe sui flussi reali tra i paesi ho trovato alcuni esempi interessanti: TeleGeography ha una cartina che raffigura i flussi di telecomunicazione tra i paesi. I collegamenti sono misurati in milioni di minuti di traffico telefonico su base annuale. Osservando la mappa si nota immediatamente che c'è un enorme traffico telefonico tra Turchia e Germania (dove vivono moltissimi immigrati turchi), mentre tra la Turchia e il resto degli stati europei è molto più basso. Questo permette di capire rapidamente qualcosa di più preciso sulle relazioni tra le varie aree del pianeta.
Un altro esempio viene dal Princeton's international network archive e riguarda un affascinante insieme di mappe che raffigurano i flussi del commercio di armi, di tabacco e di alcuni tipi di "beni culturali".
La mia preferita è una mappa interattiva che mostra la distanza tra i paesi, non in termini geografici, ma considerando il tempo necessario per spostarsi da un luogo all'altro. Come ogni viaggiatore sa bene, è più semplice e veloce spostarsi da New York a Londra che da New York a Camden, nel Maine. Il tentativo è quello di ridisegnare il mondo pensando alla facilità con cui si è in grado di spostarsi da un luogo all'altro o alle difficoltà che si incontrano.
Ogni suggerimento relativo alle mappe sulla globalizzazione che non sono ancora riuscito a trovare, specialmente quelle che mettono a confronto i flussi potenziali e i flussi reali, è più che benvenuto.

ETHAN ZUCKERMAN lavora al Berkman center for internet and society. Nel 2004 ha fondato il sito Global Voices insieme a Rebecca MacKinnon. Questo articolo è uscito sul suo blog con il titolo Mapping a connected world.

15.9.08

Viaggi, mappe e il Times delle meraviglie

Fonte: 25 Aug 2008 - posted by Tina Spacey su www.internazionale.it

Sul sito di Good c'è una mappa interattiva che illustra la storia dei viaggi più famosi del mondo.

I miei preferiti:
• il giro del mondo in aereo di
Amelia Earhart
• la spedizione di
David Livingstone in Africa
• il viaggio di
James Cook nel Pacifico

Spinta dall'entusiasmo, ho cercato delle informazioni pratiche su
come viaggiare su un cargo e ho scoperto che ogni giorno partono navi da carico per New York, Shangai, Los Angeles e Sydney.

A volte i container diventano degli alberghi quando arrivano a destinazione: la catena alberghiera Travelodge ha usato
86 container riciclati per costruire un albergo.

Il risultato finale non è proprio bellissimo, a dire il vero (clikka qui).
(La mappa di Good invece è bellissima e il genio che l'ha realizzata lavora al New York Times, l'unico
Times che ogni giorno ci regala delle piccole meraviglie).
Tina Spacey 

18.5.08

Couch Surfing! A proposito di divani... (grazie Daniele!)


A proposito di pace, divani e soggiorni...il commento di Daniele all'affermazione di Silvia Moro mi offre un ottimo spunto per segnalarvi un altro modo (simile a quello del Servas) per andare incontro all'altro anche rimanendo nel proprio soggiorno...si chiama Couch Surfing (fare surf sui divani). 
Ho trovato in rete un articolo del luglio 2005 che spiega di che cosa si tratta.

Nomadi da divano
Low cost Il nuovo modo di viaggiare giovane è il Couch Surfing: si gira il mondo facendosi ospitare sui sofà 
di David Sander
Fonte: Repubbica

In tempi di voli a basso costo e viaggi virtuali, a qualcuno è venuto in mente di invadere anche le nostre case private con turisti e sconosciuti in vacanza.
Non bastavano i bed and breakfast, gli scambi casa e le offerte di pacchetti tutto compreso in ogni parte del pianeta.
Oggi la gente vuole viaggiare a costo zero.
Nomadi senza carovana, giovani soprattutto, che navigano per le città del mondo alla ricerca di emozioni, amicizie, confronti e tutto il resto.
Non si viaggia per affari o per qualche altro motivo. Si viaggia per viaggiare, per cambiare aria.
Io sarei dell'idea persino di riaprire i caravanserragli sulle rotte più battute. Senza le stalle per i cavalli e i cammelli, ma con stanzoni, dormitori, osterie, e aree di riposo e sosta per tutti quelli che si mettono in cammino. Ostelli per tecnomadi, magari. Nell'attesa di qualche investimento di questo tipo, un gruppo di ragazzi americani (e chi se no?) ha deciso di organizzare i salotti di tutto il mondo in una grande rete gratuita e accessibile a chiunque. Una sorta di democrazia zingara dei salotti.
(...)La chiamano Couch Surfing.
(...)Casey Fenton, un 25enne informatico del New Hampshire, ora di base in Alaska assieme a un gruppo di amici forsennati viaggiatori, ha fondato, organizzato e portato alla ribalta una società di globetrotters che mette reciprocamente a disposizione posti-branda nelle proprie case sparse nel mondo.
La prima esperienza di Casey sembra risalga al 1998 quando era in giro per l'Egitto con alcuni amici. Avevano comperato un biglietto a basso costo per Il Cairo e stavano cercando di uscire dagli itinerari consueti spendendo poco e inventandosi nuove vie.
Una sera fecero amicizia con un ragazzino di sei anni vicino a un sito archeologico del sud e si lasciarono condurre a casa sua per conoscere la famiglia. 
Cenarono tutti insieme e invece di andarsene vennero invitati a rimanere per la notte. "Ci diedero delle lenzuola sudice", racconta Fenton, "e venimmo fatti accomodare sulle panchine appena fuori dalla loro casa. Ricordo perfettamente la luna piena mentre mi rigiravo all'infinito sulle assi scomode. Visto che non riuscivo a dormire molto, pensai a lungo quella notte. E convenni che c'era qualcosa che poteva essere scoperto, ideato per viaggiare in un altro modo. Non feci altro che due più due con le mie conoscenze della rete e la voglia di girare il mondo".
Ma il problema non sembra essere solo il risparmio di denaro per i pernottamenti. "Quando dormi in alberghi o in ostelli", spiega Sebastian Le Tuan, un altro dei compagni d'avventura, californiano di residenza ma francese di nascita, buon amico di Casey, "spesso si tende a uscire e frequentare solo altri stranieri, ragazzi che viaggiano come te in luoghi più o meno turistici.
Non si riesce quasi mai a staccarsi dalla tribù. Se invece finisci a dormire sul divano di un ingegnere neozelandese o di una famiglia di Lisbona, non hai scampo. Devi introdurti nel loro mondo, capire, parlare lingue diverse, mangiare e vivere come loro. Almeno per un po'. E finisce che impari un miliardo di cose, risparmiando sul conto dell'hotel".
(...)In realtà non è assolutamente obbligatorio ospitare qualcuno in cambio.
Diciamo che aiuta a trovare posto nelle case di tutto il mondo, ma non è indispensabile garantire una cuccetta per ricevere aiuto.
Uno si può iscrivere per provare la prima volta chiedendo ospitalità sui sofà altrui e solo in seguito decidere se, e quando, cominciare a ricevere a propria volta qualche ospite per un week-end o per settimane intere.
Inutile dire che nascono storie d'amore, relazioni, matrimoni a ogni viaggio, e che a ogni incontro altre storie possono finire. Qualcuno rimane sui divani di altra gente per lungo tempo. Se navigate sul sito andate assolutamente a vedere anche la sezione commenti dei viaggiatori.
Si leggono storie niente male.
Un fotografo portoghese, per esempio, ha girato il mondo grazie ai contatti che aveva creato attraverso ICQ (forse la rete di chat più famosa della comunità virtuale), ma da quando si è trasformato in un couch surfer ufficiale è diventato ancora più facile (dice lui) trovare amici e sistemazioni ovunque. "Uso CS (Couch Surfing) per il mio lavoro e per le mie vacanze.
È una vera figata", scrive "WorldPhotographer", pseudonimo di Braga, Portogallo, 28 anni. Ha un progetto di fotografia ambientale in tasca e una voglia matta di vedere nuovi panorami. "Quest'idea va ben oltre il fatto di risparmiare denaro", commenta Thescientist, altro ragazzone da Edmonton, Canada. "La ricchezza e l'apertura mentale che ne sto ricavando valgono più di qualunque conto d'albergo risparmiato" . E ancora: "Sembrerà storia trita, ma questa cosa sta cambiando la mia vita, davvero. Sto per partire per un viaggio di due mesi nell'Europa meridionale", racconta Shiverbellystark, da Long Beach, California, studente fuori corso di 28 anni, "ma in nessun caso mi sarei potuto permettere i costi di un'esperienza così. Il couch surfing è un sistema meraviglioso perché lega le nuove tecnologie di comunicazione con la cultura globale!!!".
Niente di più vero. Quando mai nella storia dell'uomo la comunicazione in tempo reale ha cambiato le abitudini quotidiane così drasticamente? Mentre scrivo questo testo ho già ricevuto 9 e-mail, tre telefonate sul cellulare, un Sms da un collega in Grecia e ho persino chattato brevemente su Yahoo messenger con un amico inglese che mi chiedeva delle informazioni urgenti per un pezzo che deve scrivere sull'Italia.
Alcuni milioni di persone nel frattempo stanno cercando voli e alberghi in Internet. La Rete ha apena doppiato come numero di documenti presenti la popolazione mondiale. 12 miliardi di pagine come poco più di 6 miliardi di persone.
Ecco perché molti in questo stesso momento hanno la possibilità di cercarsi un posto su un divano di una cucina nell'East Side newyorchese. Oggi vogliono tutti muoversi; chiunque non abbia problemi di sopravvivenza spicciola pensa a cambiare vita almeno per un po' e conoscere persone nuove. Se si riuscisse ad auto-digitalizzarsi e spedire via modem il proprio corpo sulla scrivania (o sul divano) di qualcuno che vive dall'altra parte del pianeta, nessuno esiterebbe a farlo. L'esotico sta sempre dall'altra parte dell'oceano, dice sempre mio padre. Poca gente è felice dove si trova.
Almeno così sembra. Per un australiano, noi italiani siamo sperduti e intriganti quanto per uno svizzero uno che vive a Bora Bora.
È così che funziona. Il fascino dell'altrove giustifica le notti su brande sconosciute, voli scomodi e cibi mai provati.
Collegatevi, inoltratevi, scambiatevi quel che vi pare, divani, case e culture globali. Ma il succo è sempre lo stesso.
Tutti vogliono solo andare a vedere cosa si trova oltre la collina.

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