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16.11.12

#7 LIKE AN ISLAND (frammenti di un giorno perfetto)


Cramond Island is connected to the shore by a one mile log (1.5 km) walkway which is covered at high tide.
So Cramond is only a true island for a few hours at time!
...Just few hours at time...just like me.
It sounds so familiar…


Ci sono momenti (come questo) che mi sento esattamente come quest'isoletta


:
a tratti inaccessibile, a tratti distante, a tratti tagliata fuori e inabitata.





Anyway, 
Cramond è un grazioso borgo marinaro che dista solo 20 minuti dal centro di Edinburgo (by bus). 
Merita davvero una visita.
Vi ho trascorso un pomeriggio intero aspettando che il sole venisse giù.


Bus(n. 41)from Waverley Bridge, Edinburgh.
Info sugli autobus: lothianbuses.com


Tutto un pomeriggio degno coronamento di un giorno perfetto...

Just a perfect day drink Sangria in the park
And then later when it gets dark, we go home
Just a perfect day feed animals in the zoo 
Then later a movie, too, and then home 

Oh, it's such a perfect day I'm glad I spend it with you


Oh, such a perfect day 

You just keep me hanging on 
                 
You just keep me hanging on 

Just a perfect day 
problems all left alone 


                      Weekenders on our own 


it's such fun



Psssss: in Gran Bretagna esisterebbero 43 isolette  (17 delle quali in Scozia)raggiungibili dalla terraferma durante la bassa marea...mmmh che sia l'inizio di un nuovo itinerario di viaggio?
Who knows?

31.10.12

#2 UN PO' DI DRITTE&INFO. (hai capito 'sti Inglesi ;-P)


La frustrazione m'ha spinta a rimettermi in cammino.
Uscire dal guscio, mettersi in difficoltà, costringersi a parlare, fuggire dalle frotte di connazionali che hanno invaso Londra…ok, ma come?
Beh…internet è la mia personale scatola delle meraviglie, una sorta di baule della nonna dove si trova sempre qualcosa di utile.
Lo scorso inverno,infatti, cercando delle comunità che accogliessero volontari, sono capitata su un forum in cui si menzionava questo sito: workaway.
E dopo workaway ne ho scoperti altri due: wwoof e xhelp.
Mi si è aperto un mondo!
Quello dei viaggi lowcost.
Lavoro in cambio di vitto e alloggio (a volte anche di una piccola paga).
Attenzione, non si tratta di sfruttamento, ma di uno scambio.
Lo dico alla luce dell'esperienza che sto vivendo non per sentito dire.
Si possono scegliere comunità, organizzazioni che lavorano con minori a rischio, ostelli, fattorie, ecc…
Questi siti fanno in modo che domanda e offerta possano incontrarsi.
Ci si iscrive (nel caso di xhelp e wwoof si paga una quota associativa che ti da il diritto di usare il servizio per due anni), si crea il proprio profilo, si sceglie una nazione e si spulcia la lista degli hosts.
Per orientarsi si possono leggere i commenti delle persone che hanno lavorato nello stesso posto e, volendo, si possono anche contattare.
Se si viaggia da soli poi è possibile cercare compagni di viaggio. Insomma funzionano e sono molto popolari.
WWOOF è un acronimo che sta ad indicare:
World-Wide Opportunities on Organic Farms per cui le opportunità che offre sono esclusivamente in ambito agricolo.
WORKAWAY e XHELP, invece, offrono un range di opportunità più ampio: non solo agricoltura dunque.
Io li ho consultati tutti e tre trovandoli utilissimi.
WWOOF è stato creato nel '72 da Sue Coppard e tutto è iniziato da un annuncio su un giornale.
E già allora internet non esisteva!
Ma internet ha fatto sì che WWOOF esplodesse a livello mondiale(basta consultare la lista dei paesi aderenti per capire quanto sia diffuso).
Anche XHELP è un'invenzione tutta inglese (hai capito 'sti Inglesi ;-P).
E' stato creato nel 2001 da Rob Prince viaggiatore incallito.
Dell'origine di workaway purtroppo non so ancora nulla.
Per approfondimenti vi rimando ai link delle organizzazioni:
http://www.wwoof.org/
Se li avessi conosciuti prima certamente avrei iniziato la mia avventura inglese e con l'Inglese ( :-) ) partendo da qui per poi magari approdare a Londra (però…non avrei avuto la possibilità di incontrate le persone meravigliose che hanno arricchito la mia vita).
Se è vostra intenzione partire, qualunque sia la ragione che vi spinge a farlo, anche se fosse solo per una breve vacanza vi consiglio un'esperienza come questa.
Se, invece, è una nuova vita quella che intendete costruire, tenete presente che in Gran Bretagna il volontariato è qualcosa che arricchisce il proprio CV.
Diversamente dall'Italia viene considerata un'esperienza di lavoro a tutti gli effetti utile ad ampliare ed arricchire le proprie competenze.
Inoltre è vantaggioso presentarsi con un curriculum in cui siano già elencate delle esperienze di lavoro nel paese.
Altro particolare da non trascurare: le referenze.
Personalmente, potendo tornare indietro, partirei da qui.
BUON VIAGGIO!
Cat

18.7.11

I want a beer!


...ecco, vi sembrerà strano, ma se vi ritrovaste a Londra, a Brick Lane, potrebbe essere un problema trovare un piccolo pub dove bere una birra e fare sooolo due chiacchiere.
Mai disperare però!
Alla fine abbiamo scovato questo piccolo "local pub" accogliente, dove potersi mischiare con i locali (appunto :P) e magari parlarci!
Pride of Spitalfields un tipico piccolo pub nascosto, lontano dal caos del sabato sera.
Ve lo consiglio!
Cat

Dove???

3 Heneage Street E1 5LJ

Transport Aldgate East tube



17.9.10

Quando McCurry era a Perugia

"Osservare un viso è come guardare dentro un pozzo, sul fondo si compone un riflesso, ed è l'anima che si lascia intravvedere."
(Steve McCurry)
Dedico queste immagini a chi non ha avuto occasione di visitare Sud-Est 1980-2009, bellissima mostra di 240 scatti di Steve McCurry, che è stata esposta a Milano, al Palazzo della Ragione, dall'11 novembre 2009 al 21 marzo 2o1o e a Perugia, alla Galleria Nazionale dell'Umbria, dal 10 aprile al 5 settembre 2010. A Perugia l'allestimento progettato da Peter Bottazzi è stato messo in opera - sono tornato ben tre volte a visitare la mostra! - ancora meglio che a Milano, almeno a giudicare dalle inquadrature che ho trovato nel web. Bottazzi è stato encomiabile nel riuscire ad aggiungere alle opere di McCurry, di per sé già suggestive e coinvolgenti, una terza dimensione spaziale e psicologica, tale da accompagnare il visitatore a viaggiare attraverso l'anima del Mondo e la propria. Su 6 strutture di travi, ramificate a mo' di metaforici alberi, sono state sospese nella sala principale la maggior parte delle foto, suddivise in altrettanti percorsi: L'altro, Il silenzio e il viaggio, Guerra, Gioia, Infanzia, La bellezza. In una sala più piccola era infine ospitato un ulteriore capitolo di Short Stories, sulle piogge monsoniche in Asia e sui malati terminali di HIV in Vietnam. Complimenti a Tanja Solci, curatrice della mostra, per avere ideato e composto questi percorsi, pieni di fecondissimi contrasti, di stupori e sorrisi quanto di orrori e lacrime. Una nota tecnica. Molte foto denotavano evidenti ritocchi in fase di post-produzione: colori particolarmente saturi e a volte quasi surreali, livelli di contrasto e luminosità ben al di là delle possibilità intrinseche di un obiettivo fotografico. Qualche "purista" ha storto il naso su ciò, a me invece non ha disturbato: una foto non è mai una riproduzione oggettiva della realtà, né è sempre un'interpretazione operata dall'autore, che mentre scatta fa egli stesso parte della scena, anche se non dell'inquadratura, ne percepisce sensazioni e respira emozioni. Se tutto questo può essere meglio trasmesso allo spettatore elaborando la foto, ben venga. N.B. Ho scaricato da internet i primi 3 ritratti, tra cui quello celeberrimo della ragazza afgana che nel 1985 fece conoscere McCurry ovunque. Le altre 5 foto le ho fatte alla mostra semplicemente con l'iPhone: onore al "melafonino" che pur col suo paio di megapixel ha consentito questi scatti niente male. E merito pure della splendida illuminazione dei pannelli: luce radente, dall'alto, che pareva uscire dalle fotografie stesse.
LINK PER APPROFONDIRE:

5.7.10

L’usage du monde


Il Musée du quai Branly è dedicato alle culture e alle arti dei popoli “non occidentali”. Tra i progetti fin qui più originali dell’istituzione parigina c’è stata la produzione di cinque film, sguardi d’autore che rinnovano l’approccio antropologico, per testimoniare le condizioni di vita in regioni lontane (Gabon, Ucraina, New Mexico, Cina e Nepal), rimaste ai margini della modernità.
Da segnalare in particolare gli episodi L’Argent du charbon del cinese Wang Bing e Lumière du Nord del russo Sergei Loznitsa, due autori chiave del documentario contemporaneo. Il confanetto esce in Francia per Editions Montparnasse. (a cura di Sergio Fant)

Info

37, quai Branly
75007 – Paris
Tél : 01 56 61 70 00
mardi, mercredi et dimanche : de 11h à 19h
jeudi, vendredi et samedi : de 11h à 21h

6.3.10

del SENSO DELLO SPAZIO...


...Cristina Iglesias a Milano.
Il senso dello spazio è il titolo della prima personale italiana della scultrice
N.B. Potrete visitarla sino al 21 marzo 2010...AFFRETTATEVI!

La mostra, curata da Gloria Moure Cao, presenta una serie di 19 opere, alcune di grandi dimensioni, provenienti dalla sua collezione personale e da collezioni pubbliche e private quali il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía e la Fundacion la Caixa di Barcellona, in grado di ripercorrere la produzione recente di Cristina Iglesias, dalla fine degli anni '80, cui appartengono lavori come soffitti pendenti, abitazioni e padiglioni sospesi, ai giorni nostri, con opere che saranno prodotte appositamente per questa occasione.

Lo scopo è quello di creare un enorme labirinto, capace di generare un’esperienza di magia vitale in cui s’incontrano l’acqua, la terra, la luce, l’architettura dei chiostri, i cunicoli dei giardini di bronzo fatti di vegetali solidificati e resi eterni, piante vive, ombre gettate da superfici di alabastro, trasparenze di vetri colorati e altro ancora.

L’esposizione guida lo spettatore in un viaggio nella scultura e negli spazi creati da Cristina Iglesias, e al tempo stesso, lo conduce verso una riflessione sulla plastica realizzata dagli artisti della generazione della decade 1980-1990.

Come afferma Angela Vettese, direttore della Fondazione Arnaldo Pomodoro, -i temi toccati dall’artista sono molteplici e sovrapposti. Tra questi il ruolo della natura nella nostra vita; la capacità della natura di essere ancora spunto di riflessione per gli artisti; l’uso di tecniche e materiali che mescolano l’antica tradizione del calco e della fusione con l’uso di materiali quali la resina, il cavo d’acciaio intrecciato, il cemento a vista, il vetro e l’alabastro. Centrale è l’idea di Arcadia come incontro mitico, mai raggiungibile del tutto, tra uomo e natura e quindi tra naturale e artificiale. I luoghi concepiti da Cristina Iglesias sono tutti all’interno di questi due poli: la natura vi è rievocata attraverso disegni di vecchie tappezzerie o, piu’ spesso, attraverso la ricostruzione di pattern vegetali, mescolanze di varie essenze, il cui calco diventa la matrice per un intero corridoio-

La Fondazione Arnaldo Pomodoro offre uno spazio inusuale per un artista che lavora con gli elementi architettonici, con una percezione deformata e con ombre proiettate sopra lo spettatore, il quale viene coinvolto nel linguaggio di un testo che non è fatto per essere letto ma per essere attraversato dal corpo e vissuto con emozione.

L’esposizione è realizzata in collaborazione con la Sociedad Estatal para la Acción Cultural Exterior di Spagna, SEACEX.

Cristina Iglesias é nata a San Sebastian in Spagna nel 1956. Fa parte di una generazione di artisti che alla fine degli anni ‘80, inizio anni ‘90 ha portato all’espansione dell’oggetto scultoreo nel nuovo reame dell’installazione. In contrasto con i suoi predecessori -modernisti, la Iglesias, il cui lavoro é principalmente figurativo, evoca spesso il corpo femminile facendolo entrare in rapporto oggetti di uso comune come mobili, stanze e edifici architettonici. A livello di materiali Iglesias combina l’utilizzo di cemento, ferro, vetro con elementi naturali come bambù, foglie e rami che spesso ricoprono esternamente i suoi lavori. Le prime esposizioni di Cristina Iglesias risalgono agli anni ottanta e, da allora molte sono le sue mostre personali: Museum Ludwig, Colonia (2006); Whitechapel Art Gallery, Londra (2003); Museu Serralves, Oporto (2002); Museo Guggenheim, Bilbao (1998); Palacio de Velázquez / Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, Madrid (1998); Guggenheim Museum, New York (1997); One Room, Stedelijk van Abbemuseum, Eindhoven (1993) and Kunsthalle, Berna (1991). Ha rappresentato la Spagna all 42ma e 46ma Biennale di Venezia (1986 e 1993).

Fondazione Arnaldo Pomodoro

Via Andrea Solari 35 - Milano
Orari: mercoledi’-domenica ore 11-19 (ultimo ingresso ore 17); giovedi’ ore 11-22 (ultimo ingresso ore 21)
Biglietti: 8/5 euro
Catalogo Fondazione Arnaldo Pomodoro/Ediciones Polígrafa S. A.


Fonti:

Fondazione Arnaldo Pomodoro

http://guide.supereva.it

PhotoS saccheggiate dalla rete

22.2.10

Milano, Via Padova: life on mars


Mentre stavo curiosando sul sito di una web tv che avevo deciso di segnalare ho scoperto l'Orchestra di Via Padova...meraviglie della rete!
Ma procediamo con ordine...la web tv si chiama CrossingTV ed è la prima webtv italiana fatta da giovani per giovani, realizzata da una redazione interculturale.

CrossingTV intende raccontare i molteplici e variegati universi giovanili che non vengono mai rappresentati dai media mainstream, cercando di scardinare i pregiudizi e contrastare gli stereotipi che i giovani quotidianamente subiscono.
Attraverso la creatività e la contaminazione artistica e culturale, CrossingTV propone modelli positivi di rappresentazione sociale dei giovani.
Per approfondimenti scarica il pdf.

La tv mi è piaciuta perché è fresca, originale e, soprattutto, perché ci rimanda finalmente l'immagine, non di un' Italia a venire, ma di un paese che c'è già, che esiste. Un paese interetnico. Che leghisti&Co. si rassegnino!


Orchestra di Via Padova

Fonte:crossingtv.it

Pubblicato da Silvia Storelli

lunedì, 11 gennaio 2010

L’Orchestra di Via Padova di Milano, nasce nel 2006 sull’esempio della leggendaria Orchestra di Piazza Vittorio di Roma, ovvero nasce da un luogo complesso e difficile: la zona di via Padova.

Si tratta di un luogo con una massiccia presenza di cittadini immigrati, un luogo quindi ricco di storie, di conflitti sociali, ma anche di convivenze solidali, ricco di gente di passaggio e soprattutto ricco di musicisti professionisti provenienti da tutto il mondo.

L’Orchestra è principalmente un progetto artistico e culturale, con una forte connotazione di carattere sociale, che è nato dal basso e in maniera spontanea dalla volontà di un abitante di via Padova: il musicista Massimo Latronico (che, non a caso, è anche un educatore).

Max ha saputo mettere insieme un gruppo eterogeneo di 15 musicisti, valorizzandone le differenti sensibilità artistiche, le professionalità e la voglia di comunicare.Dal mio punto di vista, un progetto del genere ha molto più valore e più sostanza dei troppi progetti, cosiddetti “interculturali”, calati dall’alto, che mirano a mettere insieme “le culture altre” senza, in realtà, favorire dinamiche di scambio e di relazione fra le persone.

Nella presentazione del loro sito si legge “Via Padova è quel luogo dove tutto succede e tutto si dimentica in fretta… per sopravvivenza. Tutti passano con la loro storia, i loro ritmi, i loro colori; ma senza fermarsi. L’Orchestra è nata con la voglia di lasciare un segno in questo luogo, un segno diverso che vuole essere una sorta di diritto di cittadinanza a chi, per esprimersi, è costretto a vagare in continuazione. È composta da musicisti professionisti italiani e stranieri che, per i motivi più diversi, hanno attraversato la zona compresa tra via Padova e viale Monza. Alcuni sono riusciti a fare il proprio lavoro in Italia, altri sono costretti a fare mestieri diversi per potersi mantenere. Ma nessuno ha perso il proprio bagaglio culturale e professionale.”


Tunjà, il video

Il video è una sorta di presentazione di tutti i musicisti del gruppo, con un finale a sorpresa che fa ben capire come la pensano quelli dell’Orchestra in merito alle politiche sulla sicurezza!

Regia di Claudia Cipriani, musica di Abdullay Taorè/Massimo Latronico, cantanta da Abdullay Traorè e eseguita dall’Orchestra di Via Padova.



E sui fatti di Via Padova questo gruppo ha le idee chiare…

Via Padova vista da noi
Febbraio 2010
In questi giorni vengono dette tante cose su Via Padova, sull'integrazione e sull'intolleranza.
Vista dal di fuori la nostra esperienza di condivisione sociale e culturale viene vista come qualcosa di eccezionale, di unico. Non è così.
Noi siamo lo specchio di quello che non si vede nei telegiornali, delle persone normali, che vivono e convivono.
Delle mamme che portano i propri figli a scuola e poi si prendono un caffè al bar insieme, senza accorgersi neanche che magari una mamma è italiana, l'altra marocchina e l'altra peruviana, e il barista è cinese.
Nessuno se ne accorge perché è la cosa più normale di questo mondo, e le cose normali non fanno notizia.
Quello che è successo è tremendo: per futili motivi è scoppiata una rissa e un ragazzo ha accoltellato un altro ragazzo.
Nessuno parla di questo perché è molto più d'effetto mettere il dito su uno scontro interetnico che in realtà non esiste fra le persone che quotidianamente lavorano e vivono in pace.
Dopo questo fatto, pochi facinorosi, indisturbati, hanno incominciato a devastare. Per ore hanno agito liberamente e impunemente lasciando credere che Via Padova sia quella cosa lì.
Loro erano qualche decina, Via Padova è 4 chilometri e mezzo di case piene di persone.
Noi, insieme agli Amici del Parco Trotter chiediamo che il Comune non ci mandi solo l'esercito, ma soldi e risorse per risanare le scuole, assistere gli anziani, i giovani, i bambini, creare spazi di incontro e socialità, migliorare la vita del quartiere e renderla più sicura dal punto di vista, prima di tutto, sociale.

23.1.10

Space Oddity


Il Museo americano di storia naturale (Amnh) ha ricostruito in un’animazione l’universo conosciuto basandosi sui dati delle rilevazioni astronomiche più recenti. Ogni elemento (satellite, pianeta, stella o galassia) è rappresentato in scala e alla distanza indicata dall’atlante digitale dell’universo.

Il video mostra l’itinerario di un viaggio ideale attraverso il cosmo conosciuto dall’astronomia contemporanea. L’animazione comincia sulle cime dell’Himalaya per arrivare a mostrare la superficie del globo terrestre vista dallo spazio, le orbite dei satelliti intorno alla Terra, l’orbita della Luna, l’orbita della Terra intorno al Sole, le orbite degli altri pianeti del nostro sistema solare, la Via lattea, le galassie più vicine e quelle più lontane, fino ad arrivare ai quasar, lontani da noi centinaia di migliaia di anni luce.

Fonte: Internazionale.it

Ground Control to Major Tom
Ground Control to Major Tom
Take your protein pills
and put your helmet on

Ground Control to Major Tom
Commencing countdown,
engines on
Check ignition
and may God's love be with you

(spoken)
Ten, Nine, Eight, Seven, Six, Five, Four, Three, Two, One, Liftoff



David Bowie- Space Oddity Original Video (1969)

10.1.10

... "sulle spine"



..."quando scenderò, la mia pelle sarà più dura".

Parole e illustrazione di Daniela Tieni

1.1.10

Buon anno nuovo con mindmeister!

Ieri sera (dietro le nuvole) c'era la luna blu... come interpretare questo auspicio? Forse nel 2010 ne vedremo di tutti i colori?!

Mah, per augurare a tutti gli "sviaggiatori" buon anno nuovo, segnalo mindmeister un sito che consente di realizzare "mappe mentali". Molto molto carino e soprattutto utile, come supporto allo studio,al lavoro, o semplicemente per mettere ordine tra propositi e obiettivi per il nuovo anno. :-)

Ciao Simo, auguri !

11.12.09

KidZdream: il mondo visto attraverso i sogni dei bambini

Leggo sul sito di repubblica.it della nascita di un affascinante progetto: la raccolta nel portale www.kidzdream.org dei racconti che i bimbi di tutto il mondo fanno dei loro sogni. L'iniziativa è appena partita e per ora raccoglie testimonianze dei bambini Italiani (Napoli, Roma, Venezia), Senegalesi (Mbour) e Spagnoli (Barcelona).

Da vedere!

Riporto dal sito citato...

by Daniele


Premesse
Le esperienze di Dinamo Italia con la RAI e con organizzazioni internazionali quali UNICEF e ONU e con WWF Italia nella realizzazione di news realizzate con i bambini come piccoli giornalisti (Neonews, TG minimo, La liberazione dei cortili, Snow news ecc.) e spot sociali realizzati sempre con i bambini come interpreti, ci hanno insegnato due cose fondamentali:

1) La forza e la sintesi delle cose raccontate dai bambini davanti ad una telecamera. Le parole e il modo di formulare i loro pensieri, le espressioni del viso, i gesti, forniscono una comunicazione unica, irripetibile e «bambinesca». Questo, però, a condizione che i bimbi si sentano a loro agio, al di fuori cioè da ogni sovrastruttura culturale e formale imposta dalla scuola, dai genitori o dalle stesse strutture dei media.

2) Le idee «vere» dei bambini sono un antidoto unico contro le stereotipie e banalità proprie dei media a grande diffusione.
Tali idee, anche quando ripetono gli stereotipi del mondo degli adulti, lo fanno con un inconscio e inevitabile distacco ironico, un'onestà spontanea che crea una distanza e un sano specchio deformante rispetto ai contenuti.



I bimbi e l'arte di raccontare i sogni
Da esperienze sul campo, come spesso capita, avevamo notato che quando ai bimbi chiedevamo di raccontare un «loro sogno onirico», quello che si ricordavano meglio o che era loro piaciuto di più, si apriva un canale di comunicazione molto particolare.

I bambini - in età tra i 6 e i 12 anni - raccontano molto volentieri i loro sogni che ricordano con grande dovizia di particolari. Ma non solo, parlano in modo più forbito di quanto facciano normalmente e delineano racconti e situazioni complesse in modo chiaro e, per quanto possibile con materiali onirici, esaustivo.

Da qui l'idea di trovare un modo per far raccontare ai bimbi il loro sogni. Però la televisione non ci pareva in questo caso il mezzo più adatto e quindi il progetto è rimasto «stand by» fino a che si è arrivati ad una possibilità di comunicare tali sogni attraverso WEB.

Un progetto Web 0/12 per una banca online dei sogni dei bambini

Da Artefacta a KidZdream
Dall'esperienza da noi maturata con il format multimediale on line ARTEFACTA basato appunto su mappe stile Google e menu di piccoli film di 90-120 secondi nasce KidZdream.
L'idea di realizzare un contenitore, una banca dei sogni dei bambini, trova una sua adeguata realizzazione su Internet.

La preparazione
Ai bimbi viene chiesto di concentrarsi sul sogno che ricordano meglio o preferiscono.
Viene anche richiesto di pensare ai dettagli: i luoghi, i colori, le persone, ecc.
Alla fine si propone loro di fare un disegno del sogno.


Dreamboxes
In modo molto semplice vengono realizzate delle riprese, tipo video box dei sogni.
Camera fissa, spesso con dietro la lavagna.
Risultato una serie di piccole interviste-racconto di 60-120 secondi. In esse i bambini con parole loro e con la propria gestualità raccontano il loro sogno: quello preferito, quello più pauroso o quello che ricordano meglio.
Alla fine mostrano e spiegano le immagini del loro disegno.


Il sito
Il contenitore è un sito Web secondo il format Artefacta cioè composto solo di mappe e di piccoli film con i sogni dei bambini.
Si parte da una mappa del mondo e si pongono degli indici nelle varie città dove i bambini hanno raccontato i loro sogni.
Il processo si evolve fino ad avere in prospettiva moltissimi luoghi del mondo visti attraverso i sogni dei bimbi.

Lingue e sottotitoli
I sogni verranno sempre raccontati nella lingua madre perché non perdano di freschezza e spontaneità. È infatti essenziale che i bambini si sentano completamentea loro agio e possano raccontare il sogno nei loro modi: con le parole, le smorfie, gli ammiccamenti, i sorrisi e gli irripetibili movimenti delle mani e del corpo. Nel sito verranno quindi inseriti sottotitoli in varie lingue per rendere comprensibile a tutti il racconto, lasciando però inalterata la forza comunicativa originale.

La redazione: filtro attivo e costante
Nessun accesso diretto o blog o altre forme aperte di social network sono previste o ammesse per questo sito. Tutto arriva ad una redazione di esperti che decide e valuta le opportunità di messa in onda.

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